Progetto Imbarcazione multiruolo senza barriere
Adventure Diving - Scuba Diving Sub Center - Scuola Subacquea ad Alghero & Porto Conte - Sardinia - Italy
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Tratto da Mondo Sommerso n° 2 settembre 1959 - di Ennio Falco e Alberto Novelli
Falco e Novelli
RACCONTANO
Con le bombole vuote nella trappola di corallo
Questa è la prima d'una serie di avventure vissute e raccontate dai più famosi campioni subacquei italiani e stranieri, che Mondo Sommerso andrà pubblicando nel corso dei prossimi mesi. Cominciamo con Ennio Falco e Alberto Novelli, che dal 19 settembre detengono con 41 metri di profondità il primato mondiale d'immersione in apnea. Falco e Novelli, compagni inseparabili sono napoletani e appartengono al circolo subacqueo Massimo d'Asta. Da qualche tempo si dedicano esclusivamente alla pesca del corallo che vanno a raccogliere a grande profondità, servendosi d'un respiratore di loro invenzione che permette di scendere fino a 120 metri. Ma ora lasciamo la parola a Novelli:
SIAMO in Sardegna, a Capocaccia. Gennaro il barcaiolo dai movimenti lenti e misurati, passa le bombole, i respiratori. Falco ed io ci accingiamo ad un'ennesima immersione in cerca di corallo. La giornata è grigia, il mare mosso. Nelle nostre tute nere listate di giallo, pinneggiamo lentamente mentre ci agganciano i respiratori. L'occhio vigile di Gennaro ci segue. Non perde un nostro movimento. Siamo pronti: alziamo una mano. Gennaro ci passa le pile, i retini, le picchette. Poi diamo uno sguardo all'orologio da polso e lesti ci immergiamo. L'acqua limpida consente a Gennaro di seguire i nostri movimenti per una decina di metri; dalla barca si scorge ancora il colore giallo delle nostre bombole. Poi più nulla. Plaf, plaf, plaf... arrivano ora in superficie le bolle d'aria unico segno della nostra presenza laggiù.
Comincia così l'avventura: io avanti, appena un poco scostato, Falco. A trenta metri ecco l'imboccatura della grotta: non è molto ampia, uno alla volta possiamo entrarvi. Per i primi metri l'acqua è ancora limpida, quasi fosforescente, E' uno spettacolo emozionante. Ad un tratto le pareti si allargano: abbiamo la sensazione d'essere passati all'improvviso da un vicolo chiuso, angusto, ad una grande piazza. Il buio ora è quasi completo. Accendiamo le pile: il fascio di luce Si proietta in avanti per tre o quattro metri. Lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi è irreale. Sembrava essere in un tempio stile barocco, di una ricchezza favolosa, creato dalle mani di Dio. Ancora oggi Falco ed io abbiamo davanti agli occhi quella grotta come una delle visioni più straordinarie che ci sia stato dato di contemplare in tanti anni di esplorazioni subacquee.
La luce delle nostre pile, colpiva le pareti della caverna. In essa, tutt'intorno s'aprivano delle nicchie di diversa forma e grandezza, ed erano solo le imboccature di altre grotte che andavano addentrandosi più all'interno, nel cuore della montagna. E in queste nicchie, simili a stallattiti, scendevano dei rami di corallo che, soltanto nel tratto illuminato dalle nostre pile, ci apparivano nel loro colore rosso. I polipi bianchi, come infiorescenze fantastiche, si muovevano con i movimenti della corrente. La picchetta ed il retino pronti, incominciamo il nostro lavoro. I rami di corallo, spezzati, cadono nei retini. E intanto avanziamo. Presi dall'emozione della ricerca, ci inoltriamo in altre grotte; come un labirinto. Una grotta si interseca con un'altra, sempre più dentro, sempre più dentro. Ad un tratto mi volto: non vedo più Falco. probabilmente è entrato in un'altra grotta, penso; e proseguo. Il corallo è bello, il retino si sta rapidamente colmando. Uno sguardo all'orologio: sono passati venti minuti.
L'autonomia del respiratore è di quaranta, quarantacinque minuti; si può ancora continuare. Sembra che la grotta non debba mai finire, sembra una galleria sotto una montagna. Un branco di ombrine ml guizza veloce accanto, ma non le guardo nemmeno. Ora è il corallo che mi interessa. Ed è molto bello, di ottima qualità. I pesci quasi rassicurati tornano indietro, s'avvicinano ad osservare questo strano essere che non conoscono e che è entrato nel loro mondo.
Ho ancora dieci minuti d'aria
Ora il retino è colmo, e pen-so di ritornare; sono passati trenta minuti. Per ritrovare la via del ritorno debbo seguire le pareti, orientandomi sulla tracce del corallo già spezzato. Proseguo cauto, cercando di non perdere quella sola traccia che può portarmi all'uscita. Ho già percorso un centinaio di metri, sono già uscito da una grotta e mi sono inoltrato in un'altra. Dovrebbe essere quella che porta alla caverna centrale dove ci siamo trovati all'entrata. Ma ad un tratto la luce della pila si fa pin debole, sempre più debole: uno sguardo all'orologio, trentacinque minuti. Poi la luce si spegne. Il buio è totale, Ho un attimo di smarrimento. Spero di riuscire a riaccendere la pila ma ogni tentativo è vano. Non debbo perdere tempo, so che all'incirca mi restano una decina di minuti di autonomia. E faccio ricorso a tutto il mio autocontrollo. Debbo assolutamente riuscire a tenere i nervi a posto; altrimenti sono fritto. E avanti, a tentoni... Non so cosa sia stato in quel momento a guidarmi. Forse l'istinto. Centoventi, centotrenta metri così, al buio completo. E i minuti passano, lentissimi, ma passano... Finalmente un rettangolino, piccolissimo, compare in alto: un rettangolino di luce. Mi dirigo veloce verso la salvezza, la luce, il sole. Man mano che mi avvicino l'acqua si fa più limpida. Posso leggere l'ora; dal momento che s'è spenta la pila sono passati cinque minuti, e c'è ancora aria nel respiratore, quel tanto che basta per poter uscire, per poter riaffiorare accanto alla barca che m'aspetta.
Ma Falco non è ancora uscito. Potrà avere al massimo ancora cinque minuti di autonomia. Che fa? Questo pensiero mi mette in agitazione. Ma ecco Falco riaffiorare. E' in superficie. Non parla per qualche secondo. "non avevo più aria" dice, "ne ho assorbito le ultime boccate appena fuori dalla grotta, poi trattenendo il respiro ho fatto quest'ultimo tratto". "Dove sei andato?" chiedo concitato; insisto. "tu ad un tratto hai piegato a sinistra" risponde finalmente, "ed io ho proseguito diritto. Avevo visto un punto dove il corallo era fitto. Mi sono diretto là. e così seguendolo a lungo. una grotta bellissima, larga ancora più della prima c'erano colori incredibili, gorgonie ramose dalle tinte diverse. Ad tratto accorto che l'aria affluiva meno. Erano passati trentacinque minuti dovevo affrettarmi ritornare. Ma m'ero inoltrato parecchio sapevo restava molta strada da ripercorre per uscire. Ad ogni modo ce l'ho fatta".
II tempo corre ma Falco va piano
Cercando di risparmiare al massimo l'aria, con i movimenti lentissimi, con un grande autocontrollo e senza perdere mai di vista l'unica traccia che poteva riportare anche lui verso l'uscita della grotta: il corallo già spezzato sulla parete, anche Falco era riuscito ad arrivare con lo autorespiratore fino all'imboccatura della grotta. Se avesse indugiato ancora, se avesse perso la via del ritorno, l'aria non gli sarebbe più bastata, anche se fare gli ultimi trenta metri in apnea, per lui non è una cosa impossibile. Quando è riemerso all'aria libera, al sole, sono passati esattamente quarantacinque minuti. Porgiamo i retini a Gennaro: i rami di corallo, rossi, spiccano ora alla luce del sole. Sono bellissimi, della migliore qualità che si può trovare in Italia. "saranno circa quindici chili" dice Gennaro soppesandoli con la mano. E sono le prime parole che escono da diverse ore, dalla sua bocca.
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