IMMERSIONI E DIVING NELLA GROTTA CIPREA - ALGHERO SARDEGNA ITALIA


 

Tratto da
Anthéo, il BOLLETTINO DEL GRUPPO SPELEO ARCHEOLOGICO GIOVANNI SPANO DI CAGLIARI - n.2, Novembre 1995

di Daniela Pani e Diego Vacca

 

Ciprea, 400 metri
di carsismo sommerso

    Ciprea è il nome dato ad una particolare cavità sommersa recentemente esplorata e rilevata da alcuni componenti della Sezione Sub dei G.S.A.G.S. e da Roberto Loru, speleosub del G.S.S.
   Alcune Luna Lurida (gasteropodi marini della famiglia Cipreidi, comunemente noti con il nome "porcellana"), trovate ad una trentina di metri dall'ingresso sulle bianche pareti della condotta forzata che caratterizza il tratto iniziale della cavità ci hanno indotto a battezzare la grotta con

questo nome.

   La grotta è localizzata poco oltre l'estremità occidentale della cala denominata "Porto Agre", contenuta in un interessante tratto di costa compresa tra i promontori di Capo Galera e Punta Giglio, nel territorio di Alghero. I tavolati di roccia che costituiscono il lato occidentale della cala corrispondono a strati di calcare mesozoico che hanno potenze dell'ordine di qualche metro e giacitura da suborizzontale a debolmente inclinata verso SE. I livelli carbonatici aumentano di potenza man mano che ci si sposta a occidente verso Capo Giglio, dove raggiungono spessori di oltre 80 metri, dando luogo ad alte e ripide coste a falesia, piuttosto imponenti e suggestive.

   L'interesse speleologico dei suddetto tratto di costa non è nuovo: infatti, si conoscono diverse cavità, sommerse e/o semisommerse, gia esplorate e rilevate. Una di queste è la grotta "Ummagumma", il cui sifone è stato esplorato e rilevato nel 1992 dal G.S.S; un'altra è la grotta "Falco", che prende il nome dal noto corallaro
"Ennio Falco" (In realtà la grotta si chiama Anfitrite, ma per via della targa ricordo posta dal CRAS di Roma alla sua morte, ha preso anche questa denominazione).
   In ogni caso, le potenzialità esplorative di questa zona, a torto considerata di serie B rispetto alla vicina zona di Capo Caccia, sono ben al di sopra dei lavori sinora realizzati. Un gran numero di grotte sommerse, delle quali si conosce soltanto l'ingresso, attendono di essere interamente esplorate, rilevate e studiate a fondo.

Condotta forzata nella "zona limpida" (foto Luca Sgualdini)

Descrizione della cavità
   Sulla base dell'analisi delle morfologie più frequenti osservabili entro la grotta e sulla base di considerazioni fatte, esaminando la planimetria, sul suo articolato sviluppo, appare evidente che Ciprea ha una genesi chiaramente legata a fenomenologie carsiche. Nella fattispecie, tutte le microforme che caratterizzano i diversi ambienti della grotta sono il risultato di un'azione alterna di regimi freatici e vadosi, che si sono succeduti durante la storia evolutiva della cavità e che hanno agito spesso singolarmente o, talvolta, contemporaneamente (regime misto).

   Infatti, le gallerie di Ciprea sono delle vere e proprie condotte forzate, chiaro prodotto dell'azione erosiva da riferirsi a un regime freatico, presumibilmente instauratosi nelle prime fasi della formazione della grotta. Le sezioni hanno, forma variabile da circolare ad ellittica e talvolta, localmente,. di mostrano tracce piuttosto evidenti scorrimento d'acqua "a pelo libero", chiara testimonianza dell'instaurarsi di un regime vadoso, successivo al precedente. Ben evidente è, per esempio, un canaletto di scolo sul fondo di una delle condotte di accesso alla grotta. E', inoltre, significativa la presenza di concrezioni, sottoforma di stalattiti, stalagmiti e lastroni stalagmitici.

   Il mare ha fatto il suo ingresso nella cavità in tempi relativamente recenti: si stimano poche migliaia di anni (circa 6mila anni) in relazione ai movimenti eustatici dei livello marino relativi all'ultimo evento interglaciale. In ogni caso, l'azione fisico-meccanica dei moto ondoso non ha modificato in modo rilevante la forma originaria (carsica) degli ambienti, con particolare riferimento ai tratti iniziali della grotta. Infatti, le microforme carsiche appaiono ancora abbastanza evidenti. D'altro canto, l'aumentata azione corrosiva della soluzione acquosa derivante dalla miscelazione dell'acqua dolce con quella salata ha lasciato (e attualmente lascia!) segni evidenti in diversi settori della cavità. E' il caso, per esempio, della Sala della Neve in cui l'azione chimica di dissoluzione intacca le sue pareti e la volta, provocando "l'erosione" delle porzioni più superficiali di roccia (quelle a diretto contatto con l'acqua, appunto!) e coinvolgendo, con il progredire dei fenomeno nel tempo, livelli via via sempre più profondi entro il calcare. Quello che realmente si può osservare è un progressivo disfacimento della compagine della roccia in piccoli frammenti e scaglie di dimensioni centimetriche.

   La grotta si sviluppa con direzione prevalentemente NW-SE e, sulla base dello stato attuale delle esplorazioni, totalizza 390 metri di lunghezza. La profondità varia da zero metri (in corrispondenza di alcune piccole nicchie con aria e della sala terminale) a -7 metri, misurati alla base di uno stretto pozzo.

   Dato il notevole e articolato sviluppo, la grotta è stata suddivisa in tre Zone, ciascuna caratterizzata da proprie peculiarità: la Zona Limpida, la Zona Organogena e la Zona Torbída.

   Della prima Zona fa parte tutto il tratto iniziale di Ciprea, a partire cioè dall'ingresso fino ad arrivare alla Sala dei Bivio (comprendendo dunque il pozzo e tre nicchie d'aria). Le condotte forzate, piuttosto belle, che costituiscono questa porzione di grotta raggiungono diametri dell'ordine di 1.5 metri e si alternano ad ambienti ampi, nei quali si possono spesso osservare lastroni stalagmitici. In questa Zona la roccia carbonatica è bianca e pulita; l'acqua è abbastanza limpida.

   Proseguendo verso sinistra, oltre la Sala dei Bivio, si incontra la Zona Organogena. Questa è costituita da una galleria con sezione fortemente appiattita; ha altezza media di 1.5 m, larghezza che varia da 3 a 6 m e profondità per la maggior parte compresa tra -5 e -6.5 m. Tale galleria termina con un camino di 3 m, oltre il quale si incontrano diversi passaggi stretti che conducono nuovamente verso la linea di costa. La definizione di Organogena per questa zona deriva dal fatto che in questo settore si sono potute osservare forme di vita marina, rappresentate da organismi incrostanti (serpulidi, vermi, spugne), piccole oloturie, echinidi e accumuli di gusci di gasteropodi. Sul fondo della galleria è, a tratti, presente la sabbia, sulla superficie della quale si formano costantemente ripples, increspature di dimensioni centimetriche formate dall'acqua in movimento sul fondo sabbioso.

   La terza Zona, denominata Torbida, si raggiunge proseguendo verso destra oltre la Sala dei Bivio. Nei suo tratto iniziale è costituita da una galleria con sezione a diametro variabile da 1.5 a 2 m. e con direzione E-W, che mantiene fino ad arrivare alla Sala della Neve. Questo ambiente è così chiamato per via dell'effetto prodotto dalle bolle d'aria (provenienti dall'erogatore) quando si vanno ad accumulare sulla volta della Sala: queste ultime, infatti, provocano il distaccamento di piccoli frammenti e scaglie di roccia bianca dalle pareti, simulando una vera e propria nevicata. Da questo salone si prosegue verso gallerie sempre più ampie, che hanno direzione SE-NW, fino ad arrivare alla Sala delle Cannule, che rappresenta l'unico ambiente emerso. della grotta Poco prima di riemergere nella Sala, è possibile osservare sul fondo argilloso (a profondità tra -1 e -0.5 m) dei tipici mud crack fossili, fessurazioni poligonali dei fango dovute al suo essiccamento, che sono una chiara testimonianza di un passato decisamente asciutto in questo tratto di grotta. Tutta la Zona Torbida è caratterizzata dalla presenza di notevoli accumuli di sedimento limoso-argilloso che, in seguito al passaggio pur discreto dei subacqueo, vanno in sospensione riducendo la visibilità a pochi centimetri.

   L'acqua dolce è stata rilevata un po' ovunque nelle diverse Zone di Ciprea, anche se talvolta è presente in quantità veramente ridotta. Da notare, comunque, che tutte le immersioni realizzate dentro Ciprea sono state effettuate tra il mese di luglio e il mese di agosto dei 1995, un anno purtroppo particolarmente siccitoso per la Sardegna. In ogni caso, la presenza di ripples in diversi punti molto interni della grotta è indice di un continuo scorrimento idrico, che non è certo influenzato dal moto ondoso.

 


Storia delle esplorazioni (racconta Diego)
   La grotta è stata individuata dal sottoscritto e da Roberto Loru (G.S.S.) il 15 luglio 1995, di ritorno da un'immersione "da terra" nella zona ovest della Cala denominata Porto Agre, nel comune di Alghero. Dopo aver visitato il sifone della grotta Ummagumma (già esplorata dal G.S.S.) ed alcune altre cavità sommerse, decidiamo di fare rientro alla base, mantenendoci molto vicini alla linea di costa e a una profondità di -3 m. E' così che individuamo, in corrispondenza di una sorta di riparo sottoroccia a -2.5 m, tre piccole gallerie affiancate, tubolari, con diametro di circa 80 cm, che sembrano portare verso un più ampio ambiente retrostante. L'aria a disposizione era ormai poca, ma la tentazione di dare un'occhiatina tanta. Un facile calcolo mentale mi, dice che, avendo ancora circa 70 bar e dovendo necessariamente rispettare la regola dei "tre terzi", posso permettermi un'espiorazione da 23 bar, ma non di più (in pratica quando i manometri sarebbero arrivati a segnare 47 bar, avrei dovuto fare dietro front!). Quando mi giro per comunicare a Roberto le mie intenzioni, noto che lui stà già fissando la sagola guida ad uno spuntone di roccia. Ok, si va!

   Quella prima esplorazione diede giusto modo di rendersi conto della bellezza della cavità, delle sue potenzialità esplorative e di inaugurare, con esclamazioni di gioia, la nicchia aerea in seguito battezzata "il parlatoio".

   Tra il 15 luglio ed il 14 ottobre sono state effettuate, all'interno di questa interessante cavità, un totale di dieci immersioni, che hanno portato ad evidenziare ben 390 metri di sviluppo, interamente rilevati.Parteciperanno alle esplorazioni il già citato Roberto Loru, i sub dello "Spano" Luisa Rossino, Daniela Pani, Lavinia Congiu, Renato Spiga ed il sottoscritto; la parte fotografica verrà affidata ai bravissimo Luca Sgualdini (G.G.Cai-Sub Sinnai) che, in sole tre immersioni appositamente dedicate, ha realizzato una importante serie di immagini. La topografia, curata dal sottoscritto da Luisa Rossino e da Daniela Pani, ha richiesto tre immersioni delle quali l'ultima, in ordine di tempo, di ben 105 minuti.

   L'ottima temperatura dell'acqua e la bassa profondità che si rilevano all'interno di Ciprea sono state sicuramente dei validi "aiutanti" per la buona riuscita dei lavori che, peraltro, sono sospesi solo momentaneamente. Nella grotta ci sono ancora diversi settori dei tutto inespiorati (per esempio, in corrispondenza dei tratto iniziale della Zona Torbida), suscettibili di esplorazione da esiti positivi.

   Si spera che i risultati delle future esplorazioni siano davvero interessanti e portino alla scoperta di nuove zone. In tal caso i nuovi tratti aggiunti potrebbero far si che Ciprea diventi una delle grotte sommerse sarde a maggior sviluppo.

Daniela Pani, Diego Vacca

© Su gentile concessione dell'autore.


Link esterni:

Gruppo speleologico Giovanni Spano

back articoli

 

Home | Chi siamo | Dove siamo| News | Luoghi di immersione | Video | Photo Gallery | Articoli | Contatti | Links

 
© 2010 www.adventurediving.it