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Tratto da rivista SUB n° 46 di giugno 1988

In Sardegna nelle limpide acque di Capo Caccia

I segreti della Grotta di Nereo

A 35 metri di profondità, sotto la parete a strapiombo del Capo, si apre una vasta galleria che, con un lungo persorso nel buio più fitto, riporta i subacquei a 15 metri, in una grotta ben nota nella zona. L'incontro con i piccoli gameberetti, i grandi gronghi, gli astici battaglieri e una famiglia di corvine curiose

testo e foto di PIERFRANCO DILENGE e GEGE' RUSSINO

Chi ha qualche nozione di geologia noterà, costeggiando il promontorio di Capo Caccia, che questa penisola ha subito successivi abbassamenti e innalzamenti rispetto al livello del mare. Lo si intuisce, in particolare, dalla serie di "fori" prodotti sulle pareti dai litodomi, i molluschi lamellibranchi che forano le rocce. In conseguenza di queste successive modificazioni, le acque della rete idrica (fiumi, torrenti, eccetera) vennero a contatto con le rocce calcaree, producendo forme di erosione superficiali o sotterranee. Ed é proprio questa l'origine delle grotte di Capo Caccia. Per capire meglio tale fenomeno va detto che le acque · meteoriche (pioggia ricca di anidride carbonica), scorrendo sulle superfici calcaree o nelle fratture in esse esistenti, sciolgono il calcare, erodendo le rocce stesse e allargandone le fessure. A tutto questo si sovrappone poi l'azione meccanica dei corsi d'acqua, che, riempiendo tutte le cavità in "condotta forzata", fanno franare per pressione le pareti e le volte, allargando sempre di più i cunicoli. A conferma dell'azione bradisismica, le grotte aeree della zona (molto conosciuta é la grande Grotta di Nettuno, il cui ingresso é posto a circa 2 metri sul livello del mare) mostrano visibili concrezioni di tipo subacqueo, come le "pannocchie", mentre, nelle grotte sommerse, non é difficile rintracciare gruppi di stalagmiti, formatesi evidentemente in ambienti aerei.

Tra tutte le grotte disseminate lungo la costa rocciosa di Capo Caccia, quella di Nereo si distingue per estensione e complessità, ricca com'e di ramificazioni, di ingressi e di uscite posti a varie quote. Per chi va a Capo Caccia una visita alla Grotta di Nereo, facilmente localizzabile perché situata proprio in corrispondenza della Punta dell'Asino, é una tappa quasi obbligata. In genere, però, le immersioni si limitano al grande antro di accesso, che, esposto a nord ovest, si apre a circa 14 metri dalla superficie, e al breve e facile percorso subacqueo, non più di una ventina di metri, che si snoda tra l'ingresso principale e un'altra entrata orientata a sud-ovest, rispetto alla punta di Capo Caccia, e divisa dalla prima soltanto da uno spuntone di roccia. Gia questo primo impatto con la grotta c comunque alquanto spetta- colare, sia per la maestosità delle grandi volte degli ingressi sia per la fitta fioritura di Parazoanthus, che creano un armonioso contorno all'entrata rivolta a libeccio. Qui il fotosub può iniziare a comporre immagini di sicuro effetto, scegliendo le inquadrature di grande respiro offerte dalle enormi aperture stagliate sul blù del mare aperto.

Una completa perlustrazione del complesso di Nereo é invece cosa ben diversa e di tutt'altro impegno, possibile solo con la guida di un esperto conoscitore della grotta. in- fatti, entrando dall'ingresso più grande, quello a maestrale, e procedendo sulla sinistra, ci si trova in un ampio cunicolo, completamente buio, che conduce a un'uscita, anch'essa di grandi dimensioni, a ben 35 metri dalla superficie. Noi abbiamo compiuto il percorso a ritroso, partendo proprio da questa uscita profonda, che si trova sotto la parete rocciosa antistante la Baia del Nel cuore della montagna Il complesso che va sotto il nome di Grotta di Nereo e in realtà formate da una lunga galeria, completamente buia, che collega due ampi ingressi situati l'uno a circa 15 metri di profondità, l'altro a 35 metri. si tratta di un percorso dove la sicurezza del subacqueo e interamente affidata efficienza delle lampade e dell'erogatore; naturalmente bisogna essere accompagnati da una guida. Sommergibile. Si tratta di una lunga passeggiata (ma sotto la montagna di Capo Caccia si aprono gallerie che arrivano fino a 250 metri da un'entrata all'altra) che, grazie alle notevoli dimensioni dei passaggi principali, si può fare in compagnia, uno accanto a1l'altro; tuttavia, il primo impatto con l'oscurità provoca sempre un attimo di disorientamento.

Ben presto, pero, con l'aiuto del fascio luminoso della lampada e grazie alla presenza di una guida esperta, ritornano la tranquillità e la curiosità di continuare la perlustrazione. Rimane, comunque, una certa sensazione di ansia perché qui si avverte chiaramente che più si avanza, più la sicurezza del subacqueo dipende esclusivamente dal funzionamento della lampada e delle apparecchiature di respirazione. Proprio per questo e preferibile che chi desidera fare questa esperienza si porti un faro di scorta e monti un secondo erogatore. Per convincersi dell'importanza di queste precauzioni é sufficiente spegnere per pochi secondi la lampada: subito si ha la netta sensazione che, in una situazione del genere, sarebbe impossibile trovare una via d'uscita. Imboccata, dunque, questa grandiose galleria immersa nell'oscurità più assoluta, si avanza, senza che nulla ci indichi che stiamo gradualmente risalendo di quota. Sul fondo, quasi si tratti del letto di un torrente, il fascio luminoso scopre sassi e grosse pietre; in certi punti, tra il pietrisco bianco e levigato non e difficile individuare piccole macchie rosse. Non sono sassolini colorati, ma la conferma che, in tempi passati, intere porzioni delle volte erano ricoperte da rami di corallo "rubrum", sistematicamente raccolto dai primi visitatori delle grotte quelli che si intravedono tra quei sassi, dunque, non sono che i frammenti di quel raccolto.

Indirizzando la luce sulla parete di destra scopriamo gli spettacoli più interessanti: fessure e piccoli cunicoli sono abitati da gronghi di notevoli dimensioni, da qualche grossa corvina e da imponenti lupicanti, che, attaccati dalla luce, arretrano rapidamente, cercando un sicuro riparo in piccole gallerie a gomito. Le bolle d'aria dell'autorespiratore, che si raccolgono sul soffitto della galleria, vanno, a volte, a disturbare qualche cicala, che sonnecchia tranquilla, dopo aver deposto le uova, e si dispongono a formare una grande superficie riflettente, simile a uno specchio sul quale il gioco dei raggi luminosi della torcia crea suggestivi effetti cromatici. Tra le molteplici curiosità viventi disseminate nei meandri della Grotta di Nereo non vanno dimenticate le vivaci colonie di piccoli gamberi, Parupandalus narval, e i molti esemplari di Stenopus spinosus. E dove il fondo delle gallerie e ricoperto da soffice fango (bisogna fare attenzione a pinneggiare con cautela per non sollevare una nebbia impenetrabile) si possono ammirare stupendi Cerianthus, alcuni di notevole dimensione, in compagnia, a volte, di qualche spirografo.

La profondità diminuisce man mano che si procede verso la grande uscita rivolta a maestrale e dai - 35 metri siamo ormai risaliti a - 20 metri. Poco prima di arrivare nella zona dove filtrano i pallidi raggi del sole, uno stretto cunicolo laterale, consentito solo da pochi esperti, ci regala un ultimo, indimenticabile spettacolo: un'intera famiglia di corvine, alcune di ragguardevoli dimensioni, incuriosita dal rumore delle bolle si affaccia da una serie di fessure e si avvicina, per niente impaurita, a pochi centimetri dalla maschera del subacqueo. Speriamo che tanta confidenza non venga mai tradita. Ancora uno sguardo agli ultimi e rarissimi rametti di corallo rimasti in spaccature accessibili solo alla luce della lampada e a quel buio "vivo" e antico che stiamo lasciandoci alle spalle, prima di riaffacciarci nell'azzurro intenso dei -15 metri, oltre la grande volta dell'uscita. I brillanti raggi del sole che filtrano dalla vicina superficie giocano con lo sciame di castagnole che stazionano sempre in questa zona e spesso, nel tardo pomeriggio, branchetti di piccoli e simpatici muggini si muovono velocemente tra le onde che si rompono sulle rocce in superficie.

Pierfranco Dilenge

NOTIZIE UTILI

Chi desidera trascorrere qualche giorno a Porto Conte per scoprire le bellezze subacquee di questa zona può contare su un albergo estrema- mente confortevole e attrezzato per i sub. Si tratta dell'Hote1 Baia di Conte (quattro stelle). Situato in un parco di 17 ettari, dispone di 264 camere, tutte con bagno, radio, telefono e aria condizionata.

Annesso all'albergo c'é un attrezzatissimo diving center, dove è possibile trovare mute, maschere, pinne, Gav, piombi, erogatori, bombole, compressori Bauer, due grossi battelli pneumatici. Il centro, tenuto dal noto fotosub e guida subacquea Marco Busdraghi, organizza, per i subacquei già esperti, immersioni nelle zone più belle e suggestive, mentre per i principianti si tengono corsi sia in apnea sia con Ara. I corsi, in particolare, hanno una durata di 5 giorni, con 3 ore di lezione al giorno, sia teoriche sia pratiche. E anche possibile seguire corsi di fotosub. Per informazioni e prenotazioni: Hotel Baia di Conte, Porto Conte, 07041 Alghero, tel. 079/952xxx/951xxx, tlx 790264.

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