Progetto Imbarcazione multiruolo senza barriere

Adventure Diving - Scuba Diving Sub Center - Scuola Subacquea ad Alghero & Porto Conte - Sardinia - Italy

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BAIA DI PORTO CONTE

dal libro Italia Sott'acqua di Salvatore Braca

1991 - Gremese editore

Pagg. 152 - 154

BAIA DI PORTO CONTE

La Baia di Porto Conte è un porto naturale ed era l'antico approdo romano delle Ninfe. Situato nella parte nordoccidentale della Sardegna, in prossimità di Alghero. Nella baia si trovano alcuni moderni alberghi, circondati da alte scogliere a picco sul mare che creano uno spettacolo davvero unico. Questo angolo della Sardegna ha una natura estremamente ricca e sorprendente, sopra e sott'acqua. In particolare Ia zona di Capo Caccia, Ia punta estrema della baia, è un esempio di rara bellezza, con rocce di calcare che cadono a strapiombo sul mare da oltre trecento metri di altezza. Capo Caccia è un giardino spontaneo di piante rarissime al mondo tra cui Ia palma nana: una miniatura d'albero tropicale che vive alle altitudini mediterranee. L'intera zona é stata dichiarata oasi permanente di protezione faunistica; qui vive ancora ii grifone (circa cento esemplari) ii falco pellegrino, il gabbiano reale, il cormorano e 'aquila del Bonelli. Le grotte presenti nel tratto di mare compreso tra Cala d'lnferno e Cala Galera, oltre ad avere una notevole importanza dal punto di vista geologico, nascondono testimonianze della presenza umana in epoca preistorica. Le grotte, senz'altro affascinanti dal punto di vista subacqueo, si prestano anche ad escursioni terrestri di notevole interesse naturalistico. La Grotta di Nettuno, davanti all'lsola di Foradada, ospita nel suo interno 1 Lago La Marmora che con i 120 metri è il più lungo lago sotterraneo d'ltalia. II lago termina con una spiaggetta dove nel 1957 fu avvistata per l'ultima volta a foca monaca. La Grotta di Nettuno è raggiungibile sia da terra che via mare.

L'itinerario

Partendo dalla Baia di Porto Conte ci dirigiamo verso Punta del Giglio (in direzione Alghero) per iniziare il nostro itinerario subacqueo. La costa tra Punta del Giglio e Cala Galera si presenta alta e scende ripida nel mare proseguendo sott'acqua con pareti rocciose ricche di grotte e cunicoli di vane dimensioni. La Grotta di Falco è Ia più interessante per l'immersione ed è situata sotto Ia punta successiva a quella del Giglio, andando verso Cala Galera. L'entrata della grotta e a 12 metri, Ia volta è completamente tappezzata da piccoli rami di corallo rosso con i polpi espansi, mentre il fondo è cosparso da cerianthus e spirografi piantati nella sabbia. Le pareti sono ornate di rose di mare: Ia retepora cellulosa, dai delicati merletti traforati. La grotta si sviluppa per un buon tratto all'interno della montagna. Seguendo un cunicolo sommerso non molto lungo è possibile riemergere in una camera d'aria: qui, togliendosi I'attrezzatura sub, si può proseguire a piedi lungo un sentiero di argilla per osservare Ia conformazione della grotta asciutta". Numerose stalattiti scendono dal soffitto creando u no spettacolo suggestivo ed indimenticabile. Spostandosi sul versante di Capo Caccia, proprio di fronte allo sperone che viene chiamato Punta dell'Asino, ce un fondale sui 40 metri caratterizzato da una distesa di grosse gorgonie e frequentato da ombrine e saraghi. Per l'immersione, il riferimento sulla costa è Ia statua di una Madonnina visibile sulla Punta dell'Asino. Proprio sotto Ia punta stessa si sviluppa un vasto complesso di grotte che traforano tutte le montagne del promontorio. Sono chiamate le Grotte di Nereo; gli ingressi principali (o uscite) sono due: una situata a 15 metri di profondità nel versante nord-oveSt e l'altra a 35 metri, proprio sotto Ia parete rocciosa della Baia del Sommergibile. Come per tutte le esplorazioni in grotta è chiaro che bisogna avvalerSi di una esperta guida subacquea che conosca bene i fondali, tenendo presente che Ia Grotta di Nereo, qui descritta sommariamente, ha uno sviluppo complessivo di circa trecento metri. Iniziando l'immersione dalla parte più profonda, l'imboccatura si presenta molto spaziosa e già dopo 10-15 metri, in una sala di vaste dimensioni, si possono iniziare a vedere gli abitanti con 'dimora fissa" nella grotta: grossi gronchi, astici, colonie di aragoste, migliaia di gamberi Parapandalus narval e numerosi Stenopus spinosus. II fondo è cosparso di grossi massi interrotti da spiazzi di sabbia, da dove spuntano spirografi e cenianthus; sulla volta alcune cicale. Dal fondo di questa vasta sala partono numerose vie, alcune delle quali conducono in altri ambienti. Seguendo una galleria in leggera salita, Ia profondità va diminuendo fino ad arrivare a 20 metri dalla superficie. Qui, poco prima deII'uscita, si apre un cunicolo laterale in cui è facile vedere quasi sempre delle ombrine. L'uscita è a 15 metri, il soffitto qui è interamente tappezzato da parazoanthus. In questa zona potrete avere un incontro emozionante con grossi dentici o con il polpo che abita proprio appena fuori dalla grotta. La costa rocciosa che prosegue verso Foradada, un' isola attraversata da parte a parte da un tunnel, presenta un fondale sui 20-25 metri, ricco di spaccature, tane di cernie e saraghi. La zona più interessante per le immersioni è quella che va da Cala d'lnferno all'Isola Piana. In questo tratto di mare conviene immergersi sotto Ie alte scogliere della costa, in prossimità delle punte; qui il fondale scende con ampie e suggestive Cadute che terminano con grossi massi piantati tra le posidonie.

Itinerario proposto da: Marco Busdraghi.

Come ci si arriva: In traghetto: da Genova (Tirrenia o Grandi Traghetti) oppure da Livorno (Tirrenia, bisettimanale) fino a Porto Torres e poi da qui in auto fino a Porto Conte (35 chilometri). Oppure in aereo, fino ad Alghero e da qui in autobus (Baia di Porto Conte - Alghero, 12 chilometri). Alghero è collegata con voli di linea giornalieri con le principali città italiane; da aprile a sette settembre i collegamenti diventano plurigiornalieri. Un'alternativa consiste nel raggiungere Olbia (140 chilometri da Alghero) con le navi della Tirrenia che partono giornalmente da Civitavecchia.

Centro sub: Diving Center Baia di Conte di Marco Busdraghi; Scubatour, via Francesco Siacci 38, tel. 06/877469-877211-8870989, fax 8870990, Roma; immersioni guidate, corsi sub, noleggio attrezzatura, assistenza cine/video foto sub, ricariche A.R.A.

Camera iperbarica pin vicina: Centro iperbarico della Marina Militare (gli impianti della Marina Militare sono accessibili ai civili solo se questi ultimi vengono inviati da strutture sanitarie pubbliche), La Maddalena, tel. 0789/ 737791-7377. C.M.I., Quartu S. Elena (CA), tel. 070/810052.

Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo: Piazza P. Terra 9, tel. 079/979262, Alghero. Alberghi: Per soggiorni a Baia di Porto Conte rivolgersi a: Scubatour, via Francesco Siacci 38, Roma, tel. 06/877469-877211-8870989, fax 8870990.

Compagnie di navigazione: Grandi Traghetti: Genova, tel. 010/567051. Tirrenia: Napoli, tel. 081/7201111; Roma, tel. 06/ 4742041. Aeroporto: Aeroporto di Alghero, tel. 079/935043.

Pagg. 152 - 154

I dentici di Capo Caccia

di Stefano Navarrini

Cosa ci facesse un dentice affossato in un cunicolo nel cuore della Grotta di Nereo, a Capo Caccia, non è mai stato spiegato. Ne fu ben chiara la docilità deIl'animale, che si lasciò fotografare con calma, prima di andarsi ad infilare sotto un masso dal quale lasciava sporgere solo la testa. Certo non era sufficiente l'abbagliamento delle lampade, perché altre volte pesci bloccati dalla luce schizzavano via appena toccati. A questo splendido dentice di almeno 4-5 chili posai invece la mano sulla testa, poi le dita intorno agli occhi, e forse sarebbe bastato stringere per tornare in superficie con una cattura incredibile. Toccò invece quasi prenderlo a sberle per svegliarlo dal suo torpore e assicurarsi che non fosse malato: quando con una certa indolenza riguadagno l'uscita della grotta, rimase però I'affascinante interrogativo. Un fatto occasionale, mi dissi, e fortunato per me, essendo avvenuto nel corso del tradizionale Premio Internazionale di Fotobiologia Marina di Alghero. Un fatto occasionale che però in oltre venticinque anni di onesta attività subacquea non mi era mai capitato. E pensa tu, mi dissi, se fosse ricapitato, ad un anno esatto di distanza, in quella notte buia e tempestosa (proprio come nelle favole) in cui, a ridosso di Capo Caccia, con il maestrale che imperversava poco oltre la punta, scendemmo in acqua, Leonardo Capodarte ed io, per ritentare l'avventura. Ma ero nuovamente in gara nel concorso di cui sopra e, poiché tentar non nuoce, oltrepassammo a punta sott'acqua, dove l'onda arrivava smorzata dalla profondità, e percorremmo i circa trecento metri che portano all'ingresso sud della grotta, ad una quota di circa 13-14 metri. L'acqua leggermente intorbidita dalla risacca, una leggera corrente contraria e le gambe un po' affaticate: entrammo in grotta con il cuore pesante d'emozione e di speranza. Le lampade sventagliavano nel buio, frugando senza pietà negli angoli più nascosti, ma con metodo e precisione perché nulla sfuggisse. Poi d'un tratto, con a coda delI'occhio, avvertii un lampo anomalo, mi girai, e vidi ad una decina di metri Ia lampada di Leonardo quasi impazzita che cercava di segnalarmi qualcosa. Non e possibile, mi dissi, e mi Iasciai trasportare dalla corrente verso di lui, senza pinneggiare per non alzare sospensione. Li per l ì non vidi nulla poi, quasi confuso con le rocce del fondo, mi apparve in tutta Ia sua magnificenza: un enorme dentice di almeno otto chili con tutta Ia testa nascosta sotto un sasso ed il corpo totalmente esposto. Incredibile, ma anche infotografabile. Che fare? La decisione fu rapida e inequivocabile: mi avvicinai all'animale e provai a toccarlo. Ci fu appena un fremito di risposta. Provai a stringerlo sulla coda, e con uno scatto ii dentice Si spinse più dentro nella tana. A questo punto sporgeva solo Ia pinna caudale e tutto sembrava perduto, non c'era che da tentare I'impossibile. Cosi afferrai quella coda, che il palmo della mano riusciva appena a cingere, e tirai con delicatezza. La scodata fu violentissima e mi ritrovai con a mano indolenzita e ferita dallo scoglio. Ritentai, e fu lo stesso. Ritentai ancora, facendo più forza e senza mollare Ia presa, e ressi per qualche secondo. Avevo però avvertito un minimo cedimento, e riprovai una, due, dieci, forse venti volte, finché Ia forza di quella coda diventô più malleabile. Poi pensai di girare l'animale a panda in su, una posizione innaturale e forse meno sostenibile, ma anche cosi ii dentice non cedeva. Cominciavo a sentirmi colpevole per il disturbo arrecato, cosa che a pesca con il fucile non mi era mai successa; oltre tutto il tempo scorreva e I'acqua si andava inesorabilmente intorbidendo. Decisi di fare un ultimo tentativo (sembrava cosi assurdo stanare un dentice con Ie mani), ma ce Ia misi tutta e piano piano, scaglia dopo scaglia, quel bestione venne fuori e mi ritrovai a stringere per Ia coda un dentice di otto chili vivo e vegeto. A quel punto eravamo in due ad esse re Stupiti e a non saper cosa fare: Iui, il dentice, e il sottoscritto che non sapeva se mollare Ia presa o no. Aspettai un attimo, poi lo lasciai andare con qualche titubanza e presi la macchina fotografica. Lui rimase li tranquillo a mezz'acqua e nella luce della lampada era uno spettacolo incredibile. Vissuto male, purtroppo, neII'ansia di illuminare Ia macchina per impostare il diaframma giusto, mentre Ia corrente mi portava lontano, con il fiato sospeso ed il timore di alzare Ia sospensione. Poi con Leonardo che lo accarezzava e gli grattava Ia pancia feci i primi scatti, cercai nelI'oscurità di cambiare diaframma, e continuai a scattare, avvicinandomi, cambiando prospettiva, trattenendo il respiro per bilanciarmi, e senza accorgermi che l'acqua nel frattempo si era notevolmente intorbidita. Quando I'otturatore bloccato segnalo che Ia pellicola era finita, fui quasi contento. Mi rilassai e rimasi a guardare quell'incredibile pesce che si muoveva lento e possente come in un acquario. Le foto, quando le vidi, erano quasi tutte leggermente sovraesposte: evidentemente nella semioscurità e nella concitazione del momento non avevo impostato il diaframma giusto. Poco male. Le foto più belle erano quelle dei miei ricordi di un'esperienza che, nonostante altre numerose notturne in quella grotta, non si è ancora ripetuta. Forse perché non sono ancora riuscito a ritrovare quelle particolari condizioni: primi di ottobre, una notte senza luna, ed un maestrale che picchi violento sulle pareti di Capo Caccia.

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