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Tratto da Mondo Sommerso n° 8/9 agosto settembre 1969 - pagg. 873-881

NEL LABIRINTO DELLE MERAVIGLIE

Testo e foto di G. ANNUNZIATA e L. FERRI-RICCHI

Avventurosa esplorazione in gruppo delle grotte sommerse di Capo Caccia. La nuova spedizione CRAS-Technisub ha portato alla scoperta di altri passaggi subacquei e di caverne di grande bellezza. Percorso record in sifone: 310 metri.

Vento di maestrale che ruota a ponente, mare forza quattro. Tre gozzi avanzano faticosamente doppiando il promontorio di Capo Caccia. Arrivati nei pressi di Punta dell'Asino si portano sottocosta, mettendo il motore in folle per alcuni secondi. Alcuni sub si calano in mare e spariscono sotto la superficie, mentre i gozzi guadagnano acque più sicure.

Sono gli uomini del CRAS-Technisub, ormai di casa a Capo Caccia, venuti per continuare il programma di esplorazioni ed indagini scientifiche iniziato l'anno scorso. Li guida Mario Musu, presidente del Centro e promotore della spedizione oltre che profondo conoscitore della zona. Hanno attrezzature di prim'ordine, doppio erogatore, due fari a persona, decine di congegni ed accorgimenti speciali per svolgere in tutta sicurezza una delle attività più pericolose che esistano, l'immersione in grotta. Devono lavorare in un mondo senza luce, denso di incognite, tutto da scoprire.

Sotto Punta dell'Asino, a 35 metri di profondità, si apre l'ingresso più profondo della grotta di Nereo. E' il primo obbiettivo della spedizione: si tratta di una grotta di attraversamento parzialmente esplorata l'anno scorso, della quale mancano ancora molti dati fondamentali. Nel corso di questa immersione tredici speleosub lavoreranno contemporaneamente. Dalle esperienze precedenti si é visto che il lavoro di equipe è l'unica via possibile per ottenere del risultati validi su basi scientifiche. Scendiamo lentamente verso il fondo, impacciati dalle attrezzature fotografiche: gli altri sub che ci hanno preceduto sono ormai spariti all'interno delta grotta. Ci soffermiamo davanti al portale d'ingresso: ha forma semicircolare con una altezza massima di tre metri, il fondo è ricoperto di sabbia bianca, increspata e modellata da una corrente appena percettibile. La visibilità è buona anche se vi è una leggera sospensione. Cerchiamo di restare sollevati dal fondo per non intorbidire l'acqua.

Vista dall'alto del promontorio di Capo Caccia: la sezione mette in evideuza il ramo principale delle grotte sommerse di Nereo. 1) Ingresso alla grotta turistica di Nettuno. 2) Scala di accesso alla grotta Verde, turistica. 3) Ingressi sottomarini della grotta di Nereo. 4) e 5) Diramazioni subverticali (camini) che portano a due salette con concrezioni. 6) Altro ingrcsso subacqueo della grotta di Nereo. 7) Faro di Capo Caccia. 8) Scala che conduce alle grotte di Nettuno.

La prima sala e grandissima, sulla volta si notano altri ingressi mentre davanti a noi partono almeno tre gallerie. Accendiamo i fari, le pareti scure assorbono notevolmente la luce e la zona illuminata risulta molto ridotta. Seguiamo la speciale sagola metrica piombata stesa sul fondo dai gruppi che ci hanno preceduto. Il fondo risale dolcemente e la luce che arriva dall'ingresso si affievolisce rapidamente man mano che ci inoltriamo nella grotta. Entriamo nel buio assoluto, rotto solo dai potenti fasci delle nostre torce. La galleria è ampia ma molto irregolare nel suo andamento. L'aria delle bombole, invece di ristagnare sulla volta, viene subito assorbita dalla roccia fratturata.

La temperatura dell'acqua è di poco inferiore a quella riscontrata in mare aperto e non si notano sorgenti di acqua dolce, solitamente frequenti nelle grotte sottomarine. Questa assenza d'altronde era stata già prevista, tenendo conto della particolare struttura geologica del promontorio e della esiguità del bacino di alimentazione della falda d'acqua. Continuiamo ad avanzare sorvegliandoci a vicenda: si sente solo il rumore ritmico degli erogatori. Fessure e piccole aperture circolari per lo più non percorribili si aprono sulla volta e lungo le pareti. La vita sembra assente in queste tenebre. Siamo adesso a più di 100 metri dall'ingresso e la profondità è di 25 metri, Acceleriamo l'andatura seguendo la rassicurante sagola bianca stesa sul fondo. Alcuni punti luminosi si muovono a poca distanza da noi, deve essere la Squadra dei topografi. Li raggiungiamo compiono misurazioni rilevano le quote di fondo e di tetto, prendono la direzione del sagolino con una grande bussola di precisione riportando i dati su degli speciali notes di carta telata.

Cercando di non intralciare il lavoro scattiamo una serie di foto e proseguiamo più avanti c'è un altro gruppo alle prese con la sistemazione del "filo d'Arianna ". Troviamo adesso una fessura che si apre sul lato sinistro della galleria si tratta del passaggio scoperto nelle precedenti spedizioni attraverso cui si arriva ad una saletta dove c'è dell'aria: dobbiamo esplorarla.

Siamo a quota -18. Nuotando con attenzione ci infiliamo nel tortuoso camino che sale verticalmente. Le bolle d'aria scaricate dai nostri erogatori ci precedono, intorbidendo l'acqua. Emergiamo in un piccolo laghetto ellittico: la prima cosa che si nota è una fastidiosa compressione ritmica ai timpani che và di pari passo con l'innalzarsi ed abbassarsi del livello dell'acqua del laghetto. Evidentemente nonostante vi siano circa 100 metri dall'uscita più vicina, le onde che si rifrangono con violenza all'esterno riescono a comprimere l'acqua sin qui obbligandoci a continue compensazioni Questo fenomeno dovrebbe escludere la possibilità di un notevole sviluppo di questa grotta. Lasciando le attrezzature subacquee agganciate a spuntoni di roccia, esploriamo e fotografiamo la cavità emersa. Dopo esserci arrampicati per alcuni metri lungo una viscida parete verticale, raggiungiamo ad una saletta con qualche concrezione. La grotta finisce qui.

Ci immergiamo nuovamente e ritorniamo nella galleria principale: è passata quasi un'ora e non c'è più nessuno. L'acqua e tornata limpida e un vago bagliore azzurrognolo in lontananza ci indica la direzione da seguire. Tiriamo la riserva, puntando verso l'uscita; dall'altra parte della Punta dell'Asino. Emergiamo ad una trentina di metri dalla costa per evitare la risacca.

Eccoci a terra. Gli altri sono già svestiti e stanno tirando le prime conclusioni. Risulta subito un dato importante dal punto di vista sportivo. La galleria principale è lunga 255 metri e aggiungendovi i 35 metri dalla superficie all'ingresso ed i 20 metri dall'uscita alla superficie si ottengono circa 310 metri di sifone: quasi sicuramente un record mondiale stabilito in gruppo nel campo della speleologia subacquea.

Nei giorni seguenti il mare rinforza e decidiamo di spostare le ricerche nella zona di Punta Giglio. Qui la situazione geologica è tale da rendere possibile la formazione di sorgenti sottomarine. Queste sorgenti, quando la loro portata è rilevante, sono abbastanza facilmente individuabili in immersione c, a volte, anche dalla superficie: dove scaturisce una polla d'acqua dolce si nota infatti un tremolio ed un intorbidamento dell'acqua, oltre ad una sensibile diminuzione della temperatura.

Scendiamo tutti in acqua per collocare una targa alla memoria di Ennio Falco all'interno della Grotta del CRAS, che è raggiungibile solo tramite un sifone. Durante il rilievo della parte emersa della grotta, la presenza di sabbia, di alghe ed una leggera corrente d'aria nella sala terminale ci permettono di scoprire uno strettissimo passaggio che conduce ad una vasta sala: questa, con ogni probabilità, durante le mareggiate viene invasa dalle acque che filtrano attraverso fessure impercorribili.

Peggiorando lo stato del mare, le esplorazioni subacquee proseguono nelle famose grotte turistiche di Nettuno eVerde: proprio nella parte iniziale della prima grotta, scopriamo un sifone di oltre 30 metri che collega il lago dell'entrata con un laghetto interno al quale si può arrivare anche via terra. Nel percorso subacqueo vi sono numerose stalattiti di grossa mole, per lo più rotte. Altra sorprendente scoperta, che lascia intravedere sviluppi interessantissimi, è quella effettuata nella grotta Verde dove viene iniziata l'esplorazione di un sifone che, partendo da tin laghetto dalle proporzioni molto ridotte, sprofonda nella montagna in direzione della grotta di Nettuno. L'esplorazione, resa pericolosa dalle numerosissime formazioni stalattitiche sommerse e dal fango che riduce rapidamente a zero la visibilità, viene proseguita per una cinquantina di metri: i dati rilevati nell'immersione e l'indagine geologica lasciano presumere che il passaggio scoperto metta in comunicazione la Grotta Verde con quella di Nettuno che si trovano a breve distanza, in linea retta, ai lati opposti del promontorio di Capo Caccia. Questa ipotesi, se confermata, aprirebbe nuovi e validissimi motivi di interesse scientifico e turistico nella zona.Le conclusioni che si possono trarre al termine di questa seconda spedizione a Capo Caccia del CRAS-Technisub sono indubbiamente positive. Sono stati percorsi ben 7000 metri in sifone, che stanno a dimostrare l'ottima preparazione degli uomini.

Dal punto di vista scientifico, le indagini effettuate assumono un significato che trascende dai risultati per il fatto che sono state intraprese da tin club di appassionati, desiderosi di apportare un valido contributo al progresso della ricerca sottomarina. Le indagini per la valutazione delle sorgenti sottomarine sono infatti importantissime, lo dimostra l'esistenza di uno speciale programma del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Potrebbe essere questo il momento ideale per promuovere, tramite la FIPS che può fare leva su tutti i club subacquei, e secondo le modalità suggerite dal CNR, una campagna per il censimento delle sorgenti sottomarine delle nostre coste. Si potrebbe così, in un tempo relativamente breve, avere un quadro completo della consistenza delle falde d'acqua con la possibilità quindi di predisporre piani per utilizzare gli enormi quantitativi d'acqua che adesso si perdono in mare.

LAMBERTO FERRI-RICCHI e GIANCARLO ANNUNZIATA

Hanno contribuito alla spedizione:

F.IP.S., TECHNISUB, AZIENDA AUTONOMA Dl SOGGIORNO DI ALGHERO, la Ditta NAUTISKI di ROMA, l'IDROGEO.

Vi hanno partecipato:

Mario Musu (capo spedizione), Diego Aguglia, Gilberto Alessandrini, Giancarlo Annunziata, Gianfranco Balduini, Mariella Balduini, Ezio di Bartolorneo, Massinio Cerracchio, Lamberto Ferri-Ricchi, Ugo Itri, Ludovico Medolago, Paolo Picozzi, Aldo Tamberlani, Giovanni Trenta, Evaristo Zagaglia.

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