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Tratto da Mondo Sommerso n° 7 luglio 1969 - pagg. 774-775

I segreti di Capo Caccia

L'UOMO ABITO' LE NEREIDI SOMMERSE?

Proseguono le esplorazioni delle favolose grotte di Capocaccia scoperte dai subacquei del CRAS

Stalattiti e stalagmiti, due parole estranee a! vocabolario quotidiano, due concetti imparati sui banchi di scuola e non più dimenticati, soffusi, anzi, di un certo alone di mistero per il miracolo della goccia d'acqua che con un lento lavoro di millenni si trasforma in ghiaccioli di marmo. Spalancare gli occhi davanti a queste meraviglie della natura, a queste espressioni del mondo minerale che assumono una vita propria allungandosi, contorcendosi nello spazio, quasi una clessidra delle ore geologiche, costituisce sempre uno spettacolo che resta ben fermo nella memoria: quando una visione così eccezionale la si conquista attraverso un lungo percorso subacqueo, penetrando nell'oscurità più assoluta, per ritrovarsi poi in un tortuoso e lungo corridoio, a volte largo, a volte angusto, fantasticamente istoriato di traslucide colonne, pendenti affilate stalattiti, formazioni giovani o vetustissime spesso con la goccia pendente che non cade in attesa di trasformarsi in marmo, allora lo spettacolo assume veramente toni eccezionali che non possono non far vibrare le più intime corde dell'entusiasmo.

Al Centro Romano di Attività Subacquee spetta il grandissimo merito di avere scoperto una nuova grotta in quella fantastica montagna di gruviera che e la zona di Capocaccia: una grotta eccezionale perché alla fantasmagorica coreografia abbina il sapore delicato della scoperta assoluta. Essere gli occhi che per primi vedono qualcosa in questo nostro esploratissimo mondo da sempre una sensazione inebriante e questa esperienza conferma che non importa raggiungere i picchi dell'Antartide o il cuore di un vulcano per scoprire qualcosa di inedito.

Questa iniziativa del C.R.A.S., che ha avuto esito cosi importante e fortunato, e una documentazione dell'importanza che può assumere qualsiasi programma di ricerche subacquee: partendo dall'idea di eseguire un rilievo topografico della zona di Capocaccia (già illustrato su queste colonne nel numero di Ottobre del 1968, pagina 1024) non solo è nata una nuova tematica di studio in merito all'interessante prospezione biologica delle grotte sommerse ma, addirittura, ha preso forma una idea scientifica nuova che potrà avere notevoli sviluppi in futuro: la ricerca paleontologica.

Dopo l'esplorazione del giugno 1968 e la scoperta della grotta del C.R.A.S. in quel vulcano di entusiasmo e di idee, noto come Piero Solaini, è sorta l'ipotesi che questa nuova grotta potesse essere stata abitata nei tempi della preistoria: trovare una qualsiasi documentazione di vita umana all'interno della grotta avrebbe portato ad una scoperta sensazionale nel mondo della scienza perché avrebbe dimostrato inequivocabilmente la presenza dell'uomo in Sardegna durante il paleolitico inferiore il periodo, cioè, quando l'ultima glaciazione contrasse la massa dei mari e degli Oceani fino ad abbassarne il livello di circa 100 metri rispetto all'attuale. Dato che per entrare nella grotta - che non sembra avere o avere avuto altri ingressi aerei - e necessario un buon tratto con l'autorespiratore, se un uomo vi è mai stato prima, dev'essere un personaggio vetustissimo che, non solo darebbe la prima documentazione di vita così antica in Sardegna, ma costituirebbe anche l'unica documentazione che già nel paleolitico inferiore l'umanità aveva appreso l'arte del navigare. Anche abbassando di 100 metri l'attuale livello del mare la Sardegna rimane sempre un'isola e, alla luce delle attuali conoscenze geologiche, i movimenti tellurici non sembrano potere avere creato un ponte con la terra ferma: dato che la paleontologia giunge a riconoscere all'uomo l'arte della navigazione a partire dal neolitico, una scoperta di questo genere avrebbe suscitato Vasto clamore.

Proprio da questo presupposto ha preso le mosse una seconda piccola spedizione verso Capocaccia, auspice anche la Federazione Italiana della Pesca Sportiva che ha riconosciuto l'importanza di queste ricerche e la necessità di affiancarsi, tramite una ristrutturazione della propria "Commissione Scientifica", alle iniziative valide che i vari circoli subacquei possono proporre. Il C.R.A.S. ha dimostrato una importante larghezza di vedute nell'accettare la collaborazione del Gruppo Ricerche Scientifiche e Tecniche Subacquee di Firenze senza quelle preconcette gelosie che ostacolano spesso la genesi e lo sviluppo di nuove iniziative.

A Civitavecchia il rendez-vous di Piero Solaini, Raniero Maltini, Evaristo Zagaglia, Franco Levato, provenienti da Roma e di Paolo Notarbartolo, Daniele e Alessandro Olschki da Firenze, La incerta e giustamente vituperata primavera ha avuto un sorriso di compiacimento per questo programma e ci ha regalato due giorni inaspettamente favorevoli che hanno permesso "di lavorare" con tutta calma sistemando nel modo più opportuno tutte le voluminose e complesse attrezzature che avevamo con noi. L'esperienza e l'inventiva di Piero Solaini, oltre a garantire una perfetta illuminazione con batterie di automobile in tutta la prima parte della grotta, era giunta perfino a studiare un collegamento telefonico fra la grotta e l'esterno, un prezioso elemento organizzativo e di Sicurezza: da qui l'inconsueta immagine del barcaiolo con il telefono in mano che comunica notizie sulle condizioni del tempo e che riceve Istruzioni su quanto deve preparare per la prossima squadra di "facchini" the fanno la spola fra grotta e barca trasportando le cose più svariate picconi, pale, contenitori per il prelievo di campioni, nuove batterie ecc.

La parte sommersa della grotta, nota da tempo ai cercatori di corallo, è vastissima e si insinua profondamente nel fianco della montagna; era conosciuta anche come "Grotta dei Cerianthus" perché nella parte terminate, in assoluta oscurità, vivono vari esemplari di "Cerianthus membranaceus" di notevolissime proporzioni: e stata comunque effimera gloria perché anche le grosse mustelle e corvine che vagano sicure fra i massi, cedono il passo di fronte al fascino delle stalattiti.

La torcia in una mano è di rigore per potersi dirigere in un'acqua che, dopo pochi metri dall'ingresso della grotta, diviene inchiostro di china; il cavo giallo del telefono serve bene da filo d'Arianna e ci guida con sicurezza ed evidenza anche nel!'improvviso pozzo di risalita che riporta, dentro Ia roccia, in atmosfera. Le molte cose che occorre proteggere dal contatto con l'acqua di mare vengono trasportate con soluzioni tecniche estemporanee ma perfettamente funzionali: il telefono dentro la custodia subacquea della Paillard, le batterie in sacchi di plastica imprigionando una quantità d'aria sufficiente ad equilibrarne il peso, pellicole fotografiche entro la Rolleimarin etc. Le attrezzature più complesse hanno risposto perfettamente, la unica defailance è stata registrata da uno strumento primordiale: il piccone manico rotto al secondo colpo!). Siamo rimasti per varie ore nell'atmosfera umida della grotta con le mute addosso e non è sorto il problema della sete che avremmo comunque potuto benissimo risolvere per l'esistenza di un minuscolo laghetto di acqua dolce perfettamente limpida e di ottimo sapore; a mangiare nessuno ha pensato forse anche perché gli stimoli delta fame rimangono nelle retrovie quando mani, occhi, nervi ed entusiasmo sono impegnati in altra direzione. Già al telefono, comunque, il barcaiolo ci aveva accennato qualcosa che sapeva di pesce e la sera, tornando verso la base di Fertilia, e esplosa la proverbiale e sana voracità dei sub di fronte ad uno splendido cacciucco cotto in navigazione su un efficientissimo ed inedito fornello: la lampara a liquigas rovesciata.

Compresi dell'importanza della nostra ricerca, pervasi dall'entusiasmo di Piero, avevamo sognato graffiti, selci scheggiate, ossa di animali ma niente di tutto questo è stato trovato nonostante la minuziosa ricerca sule pareti incrostate di calcare e l'esplorazione che Paolo Notarbartolo ha proseguito nella parte più angusta della grotta da dove giunge, portato dalla risacca del mare, un soffio di aria pura assai importante per rigenerare l'atmosfera respirabile.

Rompendo il pavimento di marmo formatosi in qualche millennio abbiamo prelevato campioni di terriccio ed anche una strana concezione (concrezione) calcarea che, da un primo esame, sembra essersi formata sopra "qualcosa", forse un pezzo di legno, fosse alto studio all'Università di Roma: può essere che dicano qualcosa, può essere che rimangano muti, ma questa nostra iniziativa è stata accolta con esterno favore negli ambienti responsabili ed è questa la più valida premessa per continuale a reperire una documentazione che nessuno scienziato, fino a ora, ha mai potuto avere a propria disposizione.

Anche se da questa nuova iniziativa congiunta del "C.R.A.S." e del "G.R.S.T.S." non verrà fuori niente di concreto e positivo per la ricerca scientifica, si tratta indubbiamente di un passo avanti nella tecnologia della ricerca speleologica subacquea e, quello che più é importante, un'altra tappa del divenire delle idee: dal rilievo planimetrico delle grotte sommerse, a ricerche paleontologiche in ambiente aerea di una grotta sommersa, at vasto programma di ricerche preistoriche in grotte sommerse che possano avere conservato una documentazione tipica di insediamenti umani all'epoca dell'ultima glaciazione.

ALESSANDRO OLSCHKI

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