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Tratto da Il Subacqueo n° 23, aprile 1975

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La secca degli squali

di Mario Musu

"Pensi davvero che questa secca esista? Oppure credi che Goffi ne parli solo per dimostrarci ancora una volta di essere il migliore conoscitore della costa algherese?. Se non fosse a 30 miglia da qui, gli direi che accettiamo di visitarla questa famosa secca..."

Questi ed altri discorsi facevamo qualche anno fa Gianfranco, Antonio ed io mentre caricavamo le bombole con il nostro Cyclone, durante le ferie d'agosto ad Alghero. Il Goffi era un valente pescatore e incocciando appunto Ia traina sul sommo delle scogliere sommerse aveva scoperto secche che solo Iui conosceva. Per me aveva un debole e ml portava in zone ove c'era sempre da catturare magnifiche prede. Quando gli passavamo da sotto Ia barca delle grosse cernie da mettere a pagliolo le abbracciava e le baciava sul testone. Talvolta però capitava a giornata storta, e le cernie non venivano. Allora il Goffi si innervosiva e poi cominciava a sfotterci chiamandoci schiappe. Si finiva spesso a male parole, con lui che se ne stava a poppa (sgranocchiando tutte le provviste) e io lontano sulla prua, sbracato al sole! Ma alla prima cernia la pace tornava.

La secca della quale mi aveva parlato era lontana 5 ore di navigazione e lui, che c'era stato un paio di volte trainando a dentici, mi aveva assicurato che mai nessun subacqueo si era immerso in quel punto. Ero certo che la cosa fosse vera, tuttavia non mi entusiasmava l'idea di andare tanto lontano, con il rischio di incontrare qualche mareggiata, visto che le nostre brave pescate le facevamo lo stesso non oltre le 8-10 miglia da Alghero, al massimo 15, a Capo Marargiu oppure ai Leoni, dietro Capo Caccia. Ma una secca sconosciuta fa troppo gola e con Gianfranco e Antonio (neo avvocato il primo, valente medico ilsecondo) decidemmo di andare e di programmare con il Goffi la spedizione. Studiando la carta geografica prospiciente la zona di mare ove doveva trovarsi la secca, notammo che c'era una strada appena tracciata, ed io ricordai d'averla percorsa per andare a pescare a Stintino, in località Coscia di Donna. Si decise perciò che Goffi partisse la mattina alIe 5 da Alghero con la barca e noi lo aspettassimo con le auto in un punto della costa. Se la pescata fosse stata buona, Goffi sarebbe rimasto lì con la barca ad aspettare, e noi saremmo andati ad Alghero a ricaricare le bombole per ritornare poi il giorno successivo.

Il tempo era splendido e due giorni dopo si dette il via alla spedizione. All'appuntamento di Goffi arrivò con un'ora di ritardo ma con due magnifici dentici catturati con la traina. Salimmo a bordo e subito dopo aver lasciato la costa prese forma l'isolotto dei Porri a 2 miglia a sud. La carta nautica dava circa 90 metri di profondità, senza alcuna segnalazione di basso fondale o quanto meno di risalite notevoli. Goffi controllò i suoi punti a terra, poi, piegando la barra del timone, iniziò a compiere dei cerchi, con il motore al minimo. Per 25 minuti la barca brancolò in una ricerca difficile, in mare aperto. lmprovvisamente Goffi vide la secca e la mostrò anche a noi. Dal fondo bleu si vedeva chiaramente una cuspide di roccia a meno di 20 metri di profondità. Ed ora a voi signori subacquei - disse - qui ci deve essere di tutto, anche gli squali. Antonio ed io ci preparammo, Gianfranco sarebbe sceso dopo. La barca era ancorata e il culmine della secca dava 27 metri.

Non appena misi la testa sotto l'acqua vidi, a 18 metri di profondità, due guglie di roccia una leggermente più alta dell'altra. Formavano quasi una merlatura difensiva d'un fiabesco castello. E di guardia in mezzo ad esse c'erano due grosse cernie. Mentre Antonio compiva la capriola dalla barca io avevo già colpito la prima cernia e risalivo. Mi passarono dalla barca un altro fucile e giù verso il fondo. Uno spettacolo da Mar Rosso, un via vai di enormi dentici, saraghi, orate e cernie di ogni grandezza, almeno una ventina in cento metri quadrati. Antonio aveva perso la testa: inseguiva una cernia, poi la lasciava andare per tallonarne un'altra. Alla fine sparò su una che era intanata e si diede da fare per tirarla fuori. Turbate dalla nostra presenza, uscirono da sotto un grosso masso tre cernione, penso sui 40 chili ognuna. Incedevano lente, come un pò seccate, regali, con un fare da capo tribù. Decisi di seguirle e loro accelerando l'andatura Si nascosero di nuovo nella tana da dove erano uscite. Entrai anche io, e le vidi immobili di fronte...... segue

© Su gentile concessione dell'autore

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